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lunedì 5 marzo 2012

SONG OF THE WEEK: fun. feat Janelle Monáe - We are young



I fun. sono una band newyorkese fra le emergenti della scena musicale indie americana. Formatisi nel 2008 dall'incontro fra Nate Ruess, Andrew Dost e Jack Antonoff (ex membri di tre band indie rock) hanno prodotto il loro primo album Aim and ignite nel 2009.

La svolta arriva alla fine dello scorso anno. Il 20 settembre 2011 esce We are young, primo singolo estratto dal secondo album Some nights (pubblicato il 21 febbraio 2012), che riceve le critiche positive dei magazine specializzati online. Nel brano c'è un piccolo cameo di Janelle Monáe, cantante r&b in ascesa (la sua Tightrope è stata utilizzata in vari stacchi della trasmissione Le Iene).

La popolarità del pezzo è da attribuire però alla serie tv Glee che lo inserisce in una puntata della terza serie e riesce a portare la versione cover in vetta alle classifiche digitali due mesi dopo l'uscita. We are young viene poi scelta come colonna sonora dalla Chevrolet per uno spot andato in onda durante il seguitissimo Super Bowl: il successo è dietro l'angolo.

Il singolo riceve l'attenzione delle radio mainstream e raggiunge in breve tempo la #3 della classifica americana conquistando il doppio disco di platino. Conquisterà anche l'Europa?


domenica 4 marzo 2012

Dietrofront: il nuovo singolo (internazionale) di Lana Del Rey è "Blue jeans"!


Carmen nuovo singolo di Lana Del Rey? Troppo bello per essere vero... ed ecco infatti che i miei sogni vengono prontamente infranti! Il prossimo singolo internazionale estratto da Born to die sarà Blue jeans. E' RNB Junk ad affermarlo e comunica anche la data ufficiale di rilascio: l'8 aprile.

Il video della canzone è stato girato questa settimana dal regista Yoann Lemine, lo stesso di Born to die, come già comunicato in precedenza e dovrebbe essere svelato nei prossimi giorni.

Personalmente credo che la scelta non sia granché azzeccata, la definirei un assurdo passo falso. E' indubbio che il traino di Blue jeans sia non indifferente: il video "amatoriale" del brano (che trovate in fondo all'articolo), creato da Lana e pubblicato sul suo canale personale YouTube il 9 settembre dello scorso anno, conta quasi 10 milioni di visualizzazioni.

Se a questo aggiungiamo però le svariate presentazioni televisive del pezzo in Europa e Stati Uniti e la presenza dello stesso nella tracklist del singolo a doppia A-side Video games/Blue jeans si rende evidente quanto le sue potenzialità siano state già ampiamente cavalcate e sfruttate rispetto a qualsiasi altra canzone inclusa nell'album.

Non sarebbe stato meglio puntare ad allargare il bacino d'utenza e di compratori dell'album (che questa settimana si riconferma il terzo album più venduto nel mondo) con un bel brano ancora rimasto nell'ombra? Penso alla quotata Dark paradise ad esempio o alla radio-friendly National anthem. Con l'amaro in bocca attendo la release del video.


P.S. Carmen andrà affiancarsi agli altri video virali "self-made" creati da Lana e pubblicati sui suoi canali.

martedì 28 febbraio 2012

PERLE DA TELEFILM: Wye Oak - Civilian (da "The Walking Dead")


Lo ammetto: non sono un fan dei telefilm. Questo perché mi riesce molto difficile accettare la serialità e in generale gli appuntamenti a lunga scadenza. Devo ammettere però che molti telefilm hanno il pregio di dare spazio, tra i sottofondi e i titoli di testa e coda, a piccole perle che le radio e gli altri canali mainstream difficilmente prenderebbero in considerazione.

E' questo il caso di Civilian dei Wye Oak, duo indie-folk-rock del Maryland, formato da Jenn Wasner (voce e chitarra) e Andy Stack (voce, tastiere e batteria). Tratta dal quarto omonimo lavoro del gruppo, uscito nel 2011, la traccia è stata utilizzata nella seconda stagione di The walking dead (QUI tutti i dettagli sulla serie televisiva).

Civilian ha la capacità di sembrare eterea nonostante il tappeto musicale "nudo e crudo" che si caratterizza per l'alternanza del ritmo sincopato folk alle distorsioni grunge. E' la voce androgina della Wasner a creare il punto di forza del brano, l'atmosfera immateriale, sospesa che diventa psichedelica man mano che scorrono i secondi. 


lunedì 27 febbraio 2012

SONG OF THE WEEK: Gotye - Eyes wide open


La sua Somebody that I used to know (in duetto con la neozelandese Kimbra Johnson) sta spopolando in tutto il mondo. Lui è Gotye (Wouter Wally De Backer), belga naturalizzato australiano che il 20 marzo pubblicherà il suo terzo album, Making mirrors, anche in Italia.

L'ho ascoltato qualche mese fa, rimanendo piacevolmente colpito dall'impressione che le tracce fossero dodici piccole colonne sonore, per cui nelle prossime settimane lo recensirò. Nel frattempo godetevi la mia canzone preferita del disco: Eyes wide open.


RECENSIONANDO: Birdy - Birdy (2011)



Ascoltando il suo album di debutto dal titolo omonimo (uscito nel novembre del 2011 in Regno Unito ed Irlanda) fatico a credere che Birdy abbia solo quindici anni. Sarà che in Italia a causa dei talent show siamo abituati ormai ad ascoltare la stessa stupida canzoncina d'amore sofferto copiata e passata da una voce all'altra ogni anno, ma trovarmi di fronte ad un album pop-folk di qualità sfornato da una ragazzina mi fa ben sperare nel futuro della musica anche se difficilmente passerà dal Belpaese.

C'è comunque da tener conto che, sebbene lei suoni e canti con maestria, questo primo lavoro è composto quasi interamente da cover quindi è d'obbligo avere delle riserve sul prosieguo artistico di questa giovane scoperta britannica riuscita a battere diecimila artisti nel 2008, a soli dodici anni, trionfando nella prima edizione dell'Open Mic UK, una delle competizioni live più importanti e seguite del Regno Unito, ottenendo un contratto discografico con la Warner Music.

L'album si apre con 1901, un brano ridondante e di poche pretese che nonostante evochi colori ed atmosfere alla Joni Mitchell o Natalie Merchant, un vanto se si pensa che l'originale dei Phoenix attinge ad un banale e trito synthpop quasi da filler, non spinge a proseguire nell'ascolto. Tuttavia fermarsi qui sarebbe uno spreco e lo testimoniano le due tracce successive.


La prima è Skinny love, una cover di Bon Iver, scelta come singolo di debutto della giovanissima artista, in cui mette in mostra il registro medio-alto rimasto in ombra nell'apripista e ad essere sinceri rende più riconoscibile l'età. Un timbro fresco, ancora immaturo, che si muove con disinvoltura e slancio impulsivo fra le note. Il talento c'è e ha voglia di farsi ascoltare, di conquistare l'orecchio.


La bomba non tarda ad arrivare e s'intitola People help the people. Birdy si appropria di un brano dei Cherry Ghost, band indie-rock inglese, e lo trasforma, migliorandolo. La canzone è sgrezzata, privata di un arrangiamento da garage e sporco che la rendeva troppo simile ad un sound da cliché, ormai troppo abusato nella musica anglosassone e a mio parere anonima. La ragazzina incontra l'Amanda Palmer straziante di Have to drive e offre una perla di rara bellezza per questo periodo storico musicale. Parte con la voce mozzafiato e quasi in bilico, tornata a scavare fra i bassi con timbro impastato e vibrato da brividi, accompagnata dal piano in stile dream-pop ed è subito magia. La seconda parte, in cui entrano chitarra e batteria, ci fa tornare sulla Terra rendendo la ballad meno esclusiva ed intimista ma si rimane comunque su alti livelli grazie soprattutto al bridge emozionale sorretto da un arco che s'inserisce solitario nell'arrangiamento.

Si prosegue poi con White winter hymnal (originale dei Fleet Floxes), altro brano totalmente rinnovato e rinfrescato i cui primi minuti riportano alla mente Halo, hit di Beyoncé. La traccia si lascia ascoltare piacevolmente, malgrado la cadenza ritmica un po' pedante presa in prestito dalle down-tempo r'n'b, grazie alla durata brevissima. Una toccata e fuga. The district sleeps alone tonight dimostra invece come si possa dare anima ad un esperimento senza verve nato con un arrangiamento quasi a 8-bit (ascoltare i The Postal Service per credere) e a renderlo comunicativo.

I'll never forget you rende giustizia alla versione di Francis and the Lights. Birdy si traveste da Antony Hegarty e commuove cantando un piccolo capolavoro crepuscolare su pochi semplici accordi di pianoforte prima di tornare a melodie meno intense e più mainstream con Young blood. La canzone è carina ed orecchiabile, quasi di Coldplayiana fattura, ma meno coinvolgente dell'originale dei The Naked and Famous.


Shelter, stranamente scelto come secondo singolo estratto, suona subito come la sorella minore, o copia sbiadita che dir si voglia, di People help the people. Uno dei pezzi meno convincenti dell'album tanto da abbandonare la mente dopo un unico ascolto. Non si può dire lo stesso di Fire and rain, indimenticabile perla di James Taylor. La ragazzina non ha, per forza di cose, il trasporto malinconico di Taylor che racconta il suicidio di un'amica e il superamento della depressione e della tossicodipendenza ma propone una versione rispettosa e pulita quasi a voler omaggiare l'icona senza troppa invadenza.


Relegato ingiustamente al penultimo posto in tracklist Without a word, l'unico brano scritto di proprio pugno da Jasmine van den Bogaerde (questo il nome della cantautrice in erba). Bellissimo e struggente, tratta il tema d'amore con lucidità, senza patetismi, come vissuto da una donna adulta e disillusa. Una maturità compositiva e di intenti che lascia spiazzati.

A chiudere una splendida carta d'identità è Terrible love dei The National, l'ultima possibilità per farsi trascinare dalla nostalgia del sentimento che lascia l'amaro in bocca. Birdy saluta il cuore dell'ascoltatore con passione e lascia nelle orecchie e nella mente la voglia di impostare la modalità replay e riascoltare altre cento volte ogni singolo brano.